ALCUNE INFORMAZIONI SULL’ASSEGNO SOCIALE

da | Dic 11, 2023 | Diritto di Famiglia

ssegno sociale è una prestazione assistenziale prevista dall’art. 3 commi 6 e 7 della L. n. 335 del 1995 che consente, ai cittadini italiani residenti in Italia (nonché ai cittadini comunitari anche titolari di soggiorno permanente in Italia), che abbiano compiuto 65 anni di età e versino nelle previste situazioni reddituali, di vedersi assegnato un assegno non reversibile denominato “assegno sociale”.

Negli ultimi tempi, la suddetta prestazione è stata oggetto di particolare attenzione da parte dell’Inps anche per reprimere gli abusi che della medesima sono stati perpetrati nel corso degli anni (si pensi, in particolare, alle separazioni dei coniugi finalizzate unicamente a consentire l’erogazione della prestazione in favore del coniuge privo di redditi che, in costanza di matrimonio, non sarebbe stata possibile dovendo valutare anche i redditi dell’altro coniuge).

Nell’operare la, giusta, repressione degli abusi che vi sono stati, l’Inps ha cercato di estendere, in questo caso non correttamente, i limiti per l’erogazione della prestazione, introducendo una valutazione dello stato di bisogno in termini non previsti dalla legge, coinvolgendo valutazioni che vanno ben al di là dei limiti imposti dalla norma.

Si sono avute, quindi reiezioni di domande motivate sulla necessità di una, preventiva richiesta al coniuge, o ex coniuge, di riconoscimento di un adeguato assegno di mantenimento, oppure sulla necessità di alienare, preventivamente, il patrimonio immobiliare per conseguirne un reddito.

Lo Studio Legale Valettini ha avuto modo di affrontare svariati casi, nei quali l’Inps aveva negato l’assegno sociale al richiedente pur in possesso dei requisiti reddituali previsti dalla legge, fino ad oggi con successo.

Infatti la tesi sostenuta dall’Inps in ordine alla necessità di accertare la sussistenza dello stato di bisogno anziché limitarsi alla valutazione della situazione reddituale come previsto dalla norma, è stata più volte respinta dalla Suprema Corte di Cassazione secondo la quale non vi è,  nè nella lettera nè nella ratio della L. n. 335 del 1995, art. 3, comma 6, alcuna indicazione circa il fatto che lo stato di bisogno, per essere normativamente rilevante, debba essere anche incolpevole: al contrario, la condizione legittimante per l’accesso alla prestazione assistenziale rileva nella sua mera oggettività.

La previsione secondo cui il reddito rilevante ai fini del diritto all’assegno “è costituito dall’ammontare dei redditi (…) conseguibili nell’anno solare di riferimento” non può quindi essere estesa alla valutazioni di ulteriori circostanze.

Scopri le competenze legali e le specializzazioni dello Studio Legale Valettini.

Contattaci per una consulenza legale

Accettazione privacy

3 + 14 =