ANTICIPAZIONE NASPI E OBBLIGO DI RESTITUZIONE

da | Giu 13, 2024 | Diritto del Lavoro

Come è ben noto, il lavoratore che si trova in stato di disoccupazione involontaria e percepisce l’indennità denominata Naspi, può, nell’ipotesi intenda dare corso ad una attività imprenditoriale in proprio, chiedere all’Inps l’anticipazione in un’unica soluzione delle rate di prestazione ancora dovute secondo l’art.8 del D.L.vo 2272015 che così prevede “   “Il lavoratore avente diritto alla corresponsione della NASpI può richiedere la liquidazione anticipata, in unica soluzione, dell’importo complessivo del trattamento che gli spetta e che non gli è stato ancora erogato, a titolo di incentivo all’avvio di un’attività lavorativa autonoma o di impresa individuale o per la sottoscrizione di una quota di capitale sociale di una cooperativa nella quale il rapporto mutualistico ha ad oggetto la prestazione di attività lavorative da parte del socio”.

Non sempre, purtroppo, i sogni sono destinati a diventare realtà, e quindi può accadere che il lavoratore, sperimentata l’impossibilità di proseguire nella attività imprenditoriale intrapresa, decida di fare marcia indietro, tornando ad occuparsi come lavoratore dipendente.

Fino ad oggi,se tale rioccupazione come lavoratore subordinato, avveniva entro il periodo di durata della Naspi che era stato concesso dall’Inps ( in ipotesi anche fino a 24 mesi), l’interessato incorreva nella, automatica, sanzione consistente nel dover restituire tutta l’anticipazione avuta (comma IV° del citato art.8).

Con la recente sentenza n°90 del 20 maggio 2024, la Corte Costituzionale, è intervenuta mitigando, almeno in parte, le conseguenze previste dalla normativa in questione.

Il caso esaminato riguardava un lavoratore che, ricevuta l’anticipazione e desiderando aprire un’attività di ristorazione, non era stato in grado di proseguire l’attività a causa delle restrizioni introdotte durante il periodo della epidemia da Covid 19.

La Corte, evidenziando che nel caso in esame, se si fosse pretesa la restituzione integrale di quanto avuto, vi sarebbe stata la violazione dell’art. 3 della Costituzione, ha stabilito che, nelle ipotesi il lavoratore non possa proseguire l’attività di impresa per fatto a lui non imputabile ma dovuto a causa di forza maggiore, quali, ad esempio, le restrizioni imposte per fronteggiare l’epidemia da Covid 19, non sia tenuto a restituire l’intera anticipazione avuta dall’Inps ma soltanto le rate della stessa coincidenti con le retribuzioni derivanti dalla nuova occupazione.

In particolare la Corte, ha rassegnato il seguente principio “ritiene questa Corte che i vizi denunciati possano essere rimediati proporzionando l’obbligo restitutorio alla durata del rapporto di lavoro subordinato instaurato nel periodo coperto dalla indennità Naspi”.

Secondo la Corte, quindi, soltanto in relazione a tale periodo, pertanto, può essere commisurato l’obbligo restitutorio, così imponendosi come soluzione adeguata ad assicurare il rispetto dei parametri di legittimità costituzionale che altrimenti risulterebbero violati.

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