COINTESTAZIONE CONTO CORRENTE BANCARIO

da | Apr 20, 2024 | Diritto Civile, Diritto di Famiglia

E’ principio consolidato in giurisprudenza secondo cui nel conto corrente bancario intestato a due o più persone, i rapporti interni fra correntisti non siano regolati dall’articolo 1854 c.c., riguardante i rapporti con la Banca, bensì dall’art. 1298, comma 2, c.c., in base al quale debito e credito solidale si dividono in quote uguali, solo se non risulti diversamente.

Sicché, non solo si deve escludere, ove il saldo attivo derivi dal versamento di somme di pertinenza di uno solo dei correntisti, che l’altro possa, nel rapporto interno, avanzare pretese su tale saldo, ma, ove anche non si ritenga superata la detta presunzione di parità delle quote, va altresì escluso che, nei rapporti interni, ciascun cointestatario, anche se avente facoltà di compiere operazioni disgiuntamente, possa disporre in misura eccedente la quota parte di sua spettanza, e ciò in relazione sia al saldo finale del conto sia all’intero svolgimento del rapporto (cfr. Cass. n. 27069/2022, conf. Id. n. 77/2018, Id. n. 26991/2013, Id. n. 16671/2012).

Ciò posto, costituendo la ridetta presunzione di cui all’art. 1298 comma 2 c.c., una presunzione relativa (iuris tantum) – in quanto tale implicante soltanto l’inversione dell’onere probatorio – superabile attraverso presunzioni semplici, purché gravi, precise e concordanti (cfr. Cass. n. 1087/2000, Id. 18540/2013, Id. n. 18777/2015, Id. n. 29324/2021), va peraltro rimarcato che, affinché essa possa considerarsi vinta, occorre la dimostrazione non già che la materiale operazione di versamento sia stata effettuata solo da taluno dei contestatari, ma che la stessa abbia avuto ad oggetto somme di pertinenza esclusiva di uno dei contitolari (cfr. Cass. n. 27069/2022, conf, ex plurimis, Id. 8718/1994, Id. n. 27069/2022).

Ciò che rileva, in buona sostanza, è la dimostrazione del fatto che il conto corrente sia stato alimentato da versamenti effettuati utilizzando quale provvista somme di pertinenza esclusiva di taluno dei suoi contitolari (cfr. Cass. n. 27069/2022 cit., Id. n. 8718/1994 cit.).

Certo è che la cointestazione, con firma e disponibilità disgiunte, di una somma di denaro depositata presso un istituto di credito, sia qualificabile come donazione indiretta soltanto qualora detta somma, all’atto della cointestazione, risulti essere appartenuta a taluno soltanto dei cointestatari. In tal caso, attraverso il contratto di deposito bancario, si realizza l’arricchimento senza corrispettivo dell’altro cointestatario; ciò, però, avviene esclusivamente a condizione che sia verificata l’esistenza dell'”animus donandi”, consistente nell’accertamento che il proprietario del denaro non avesse, al momento della cointestazione, altro scopo che quello della “liberalità”. Trattandosi di donazione indiretta, la verifica dell’animus va condotta alla stregua degli elementi di fatto allegati, ossia dall’esame, necessariamente rigoroso, di tutte le circostanze di fatto del singolo caso, nei limiti in cui risultino tempestivamente e ritualmente dedotte e provate in giudizio da chi ne abbia interesse (cfr. Cass. n. 4682/2018, conf. Id. n. 9379/2020).

Scopri le competenze legali e le specializzazioni dello Studio Legale Valettini.

Contattaci per una consulenza legale

Accettazione privacy

14 + 6 =