Garanzie rafforzate per la Persona Offesa quale obiettivo di modifica dell’articolo 111 della Costituzione: ennesimo pretesto per indebolire le garanzie dell’imputato nella deriva inquisitoria del nostro processo

da | Feb 22, 2024 | Diritto Civile

Il nostro sistema processuale garantisce sotto plurimi profili la Persona Offesa.

Ma il processo dovrebbe avere come unica chiave di volta, non scalfibile né parificabile, i diritti della persona indagata e imputata.

Ridimensionare il garantismo espresso dalla norma costituzionale sul giusto processo, è tanto più pericoloso considerato che nonostante la lettera dell’art. 111 Costituzione, il processo accusatorio ha incontrato, sin dalla sua entrata in vigore, forti ostilità, fino alla svolta inquisitoria culminata in riforme disorganiche volte all’indebolimento dei principi cardine posti a tutela del contraddittorio.

In uno Stato di Diritto avanzato, mentre prima dell’inizio del Procedimento Penale dovrebbe esservi spazio solo per la tutela della Persona Offesa, all’interno del Processo non dovrebbero neppure trovare asilo le questioni civilistiche, capaci di far entrare interessi che dovrebbero trovar sfogo in altri ambiti ed altre sedi.

Nel nostro ordinamento, la persona offesa e il danneggiato possono costituirsi parte civile, intervenire in adesione all’azione penale del Pubblico Ministero e chiedere che venga attivata la giustizia riparativa.

In realtà fintanto che il processo non ha inizio, la percezione collettiva tende all’oblio (funzione generalpreventiva)  e quindi la tutela che l’Ordinamento deve fornire è senz’altro funzionalmente connessa alla prevenzione generale. In questa fase l’interesse da tutelare può essere visto nel bene leso e quindi nella persona danneggiata dal reato a veder reintegrati gli interessi protetti dalla norma incriminatrice violata.

Una volta però che il processo (o meglio il procedimento) ha avuto inizio l’unico interesse (rectius diritto) da tutelare al massimo grado è quello dell’indagato-imputato. Una volta che la memoria della collettività è stata destata dal processo l’unica funzione è la specialpreventiva e l’unica tensione alla tutela deve protendere verso i diritti dell’imputato. Una volta che ha avuto inizio il rito della memoria, il processo deve salvaguardare tali diritti sotto la filigrana dell’oltre ogni ragionevole dubbio e, una volta che è stata accertata la penale responsabilità dell’imputato, tendere alla rieuducazione ed al recupero dell’individuo.

L’auspicabile ripensamento della normativa dovrebbe pur esserci ma nella prospettiva di rafforzare un sistema verso quei principi accusatori che sempre più paiono lontani e smarriti, racchiusi solo in chi crede ancora nel giusto processo.

Tali Principi risultavano già annacquati in una mai paga ricerca di connubio fra istanze di riforma e di gestione del processo, con giuristi che propagandano sistemi “accusatori sulle labbra ma inquisitori nel cuore”, rischiando di minare diritti inviolabili che dovrebbero essere garantiti ad ogni imputato in quanto uomo.

Prendendo umilmente in prestito le parole dell’ avvocato penalista e professore emerito Ennio Amodio “è quindi evidente che chi vuole elevare a rango costituzionale i diritti delle persone che hanno subìto le conseguenze del reato non mira certo ad estendere e irrobustire il ruolo delle vittime ma soltanto a restringere il campo di azione del garantismo per privilegiare il furore repressivo con il pretesto di soddisfare le esigenze delle persone offese”.

Avvocato Massimo Forte

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