NULLITÀ AVVISO DI INTIMAZIONE

da | Gen 11, 2024 | Diritto Civile

In tema di cessione d’azienda, “se l’Amministrazione finanziaria decide di intraprendere l’esecuzione nei confronti del cessionario a seguito dell’infruttuosa escussione del debitore principale, al primo andranno preventivamente notificate la/e cartella/e di pagamento”. Se ciò non avviene (ossia: se non viene notificata la cartella di pagamento al cessionario) si deve concludere che “la omissione della notifica di un atto presupposto integra un vizio procedurale che comporta la nullità, derivata, dell’atto consequenziale notificato”.

Così si è espressa la Corte di Giustizia Tributaria di I grado di Massa Carrara in data 30/12/2022, dichiarando nulla un’intimazione di pagamento che era stata notificata ad una società, quale responsabile in solido, che ben 16 anni prima aveva sottoscritto, in qualità di cessionaria, un contratto di cessione d’azienda.

Com’è noto, in tema di cessione d’azienda, il cessionario d’azienda è chiamato a rispondere dei debiti della società cedente ai sensi dell’art. 14 Dlgs 472/1992. La disposizione normativa ora richiamata, dettata in materia di cessione d’azienda, sancisce il principio della responsabilità in solido della parte cessionaria e della parte cedente per il pagamento dell’imposta e delle sanzioni riferibili alle violazioni commesse nell’anno in cui è avvenuta la cessione e nei due precedenti, fatto salvo il beneficio della preventiva escussione del cedente ed entro i limiti del valore dell’azienda o del ramo di azienda.

Il caso affrontato dalla pronuncia. Una società, che 16 anni prima aveva acquistato una azienda, riceve per la prima volta dopo ben 16 anni dall’acquisto la notifica, in qualità di cessionaria quindi responsabile in solido con la cedente, di un avviso di intimazione relativa a cartelle esattoriali che erano state notificate unicamente al soggetto cedente.

L’avviso di intimazione viene impugnato dalla società cessionaria, sostenendone la illegittimità e quindi chiedendone l’annullamento anche (ma non solo) per il fatto che mai (a partire dalla sottoscrizione del contratto di cessione) alla stessa erano state notificate le cartelle di pagamento sulla cui base era stato emesso l’avviso di intimazione, oggetto di impugnazione.

La Corte Tributaria di I grado, investita del caso, ha accolto le tesi del soggetto cessionario che ha impugnato l’avviso di intimazione e ha annullato l’atto impugnato proprio per l’omessa notifica alla società cessionaria degli atti presupposti, sancendo un importante principio: “la pretesa fiscale nei confronti del cessionario deve essere portata a conoscenza dello stesso (almeno) con la notifica della/e cartelle esattoriali di pagamento” e conseguentemente “ la omissione della notifica di un atto presupposto integra un vizio procedurale che comporta la nullità, derivata, dell’atto consequenziale notificato”.

Nulla, quindi, poteva pretendere l’Amministrazione finanziaria dalla società cessionaria perché mai aveva ricevuto le cartelle di pagamento poste a fondamento dell’avviso di intimazione ricevuto ed impugnato.

Scopri le competenze legali e le specializzazioni dello Studio Legale Valettini.

Contattaci per una consulenza legale

Accettazione privacy

9 + 5 =