Trattamento dati “particolari” (sensibili) da parte degli organismi di tipo associativo, delle fondazioni, delle Chiese e associazioni o comunità religiose

da | Apr 4, 2024 | Diritto Civile

Il Garante per la protezione dei dati personali il 13 dicembre 2018, abrogando le precedenti autorizzazioni generali, è intervenuto nuovamente in materia di trattamento dei dati “particolari” (ex sensibili ai sensi dell’art. 9 R.Ue 679) da parte di organismi di tipo associativo, che siano titolari, fra gli altri, di compiti di interesse pubblico, connessi al pubblico potere, o di facoltà e doveri inerenti all’ambito lavorativo. A seguito dell’entrata in vigore del Nuovo Regolamento Ue 2016/679, infatti, l’ordinamento italiano ha recepito quanto disposto in ambito comunitario con il d.lgs. 101/18 di modifica al Codice della Privacy.

Quindi il trattamento dei dati, anche particolari, è in linea di principio ammesso, ma solo se e purché lo stesso persegua scopi determinati e legittimi individuati dalla legge, dall’atto costitutivo, dallo statuto o dal contratto collettivo e nello specifico per perseguire finalità culturali, religiose, politiche, sindacali, sportive o agonistiche di tipo non professionistico, di istruzione, di formazione, di patrocinio, di tutela dell’ambiente e delle opere di interesse artistico e storico, salvaguardia dei diritti civili, di beneficenza, assistenza sociale o socio-sanitaria.”

Fissato il quadro generale, occorre capire se e in che limiti i titolari del trattamento dei dati particolari possano comunicare e diffondere gli stessi al di fuori del proprio ente. Ebbene le prescrizioni specifiche previste nel provvedimento del Garante stabiliscono che i dati personali relativi agli associati o aderenti a tali organismi possono essere comunicati agli altri associati o aderenti, anche qualora manchi il consenso degli interessati, nel caso in cui ciò sia previsto dall’atto costitutivo o dallo statuto per perseguire scopi determinati e legittimi e previa fornitura della relativa informativa privacy agli interessati.

Tuttavia il provvedimento stabilisce in modo lapidario che la comunicazione dei dati personali relativi ad associati o aderenti al di fuori della cerchia degli associati, cioè all’esterno dell’ente non è libera ma anzi la loro diffusione può avvenire soltanto nel caso in cui ci sia il consenso degli interessati e dopo aver loro reso l’informativa privacy relativa alla tipologia di destinatari e alla finalità della comunicazione e sempre nel caso in cui i dati trasmessi siano strettamente pertinenti rispetto alla finalità perseguita.

Scopri le competenze legali e le specializzazioni dello Studio Legale Valettini.

Contattaci per una consulenza legale

Accettazione privacy

4 + 11 =