La “class action”, o azione di classe, è un’azione legale collettiva, in cui un gruppo di persone con un interesse comune, di solito consumatori o utenti, agiscono contro una stessa parte (es. azienda/multinazionale/banca) per far valere i propri diritti, ritenendo di aver subito un comportamento illecito o scorretto.
La “class action” ha le sue origini nel diritto anglosassone, precisamente nel sistema del common law statunitense. Inizialmente, le prime forme di azioni collettive si svilupparono in Inghilterra, ma fu negli Stati Uniti che l’istituto venne codificato e ampliato, trovando una formulazione più organica nelle Federal Rules of Civil Procedure (Norme Federali di Procedura Civile) del 1938.
Questo tipo di azione legale è stata introdotto in Italia dalla legge 24 dicembre 2007 n. 244 ed è regolata dall’articolo 140-bis del Codice del Consumo (diritti e tutela del consumatore).
L’azione è divenuta esperibile il 1° gennaio 2010, ma può essere promossa soltanto contro illeciti commessi successivamente al 15 agosto 2009.
La “class action” può essere promossa per far valere diritti contrattuali, diritti relativi a contratti stipulati mediante moduli o formulari, diritti al risarcimento di danni derivanti da pratiche commerciali scorrette.
Pertanto, ogni volta che i diritti di una pluralità di consumatori siano stati lesi in modo identico dal comportamento di un’azienda, i consumatori possono tentare la strada dell’azione collettiva, in un unico procedimento, che impegna un unico Tribunale, piuttosto che tante azioni individuali separate, davanti a Giudici diversi.
Il Giudice competente è generalmente il Tribunale del capoluogo di Regione dove ha sede l’azienda contro la quale si ricorre, il quale è chiamato, anzi tutto, ad esaminare l’ammissibilità della domanda proposta.
L’azione si ritiene ammissibile quando i diritti lesi siano “omogenei” (simili per tutti i componenti della classe) e la domanda non sia manifestamente infondata.
Se il Tribunale giudica la domanda ammissibile, stabilisce le modalità per dare pubblicità all’azione, in modo che tutti coloro che rientrano nella classe possano aderire.
Successivamente, viene istruita la procedura, che si chiude con sentenza emessa dal Tribunale competente.
In caso di accoglimento della domanda e quindi sentenza favorevole per i ricorrenti, l’azienda è condannata a liquidare il risarcimento a ciascun aderente alla “class action”.
L’azione di classe, in Italia, ha avuto un significativo sviluppo negli ultimi anni, con n. 67 azioni promosse nel quadriennio 2021-2024.
Si tratta in definitiva di un nuovo strumento di tutela collettiva, utilizzato dai cittadini per cautelarsi ed ottenere risarcimenti nei confronti delle multinazionali, delle banche e degli intermediari finanziari.
Un esempio di “class action” recente molto conosciuto, è quello esperito nei confronti di Wolkswagen, dove in alcuni modelli diesel, la casa automobilistica aveva installato un software che alterava i risultati del test sulle emissioni, ingannando i consumatori sulla reale quantità di emissioni inquinanti prodotte dai veicoli (Dieselgate).
Il Tribunale competente in Italia, Venezia, visto che Wolkswagen ha la sede principale a Verona, ha accolto la domanda promossa da Altroconsumo per conto dei consumatori.
A seguito di esito sfavorevole, Wolkswagen mette a disposizione a disposizione fino a 50 milioni di euro per i rimborsi.
A partire dal 10 aprile scorso è attiva la piattaforma online per i pagamenti ai 60.000 aderenti ammessi dal Tribunale di Venezia, per un importo che andrà dai 550 ai 1100 euro ciascuno.